La storia

Il Mandè è una regione sita sul fiume Niger a monte di Bamako (Mali) e a valle di Kourussa (Guinea). Oltre ad essere una regione geografica, il Mandé è ancora oggi un gruppo linguistico. I Malinkè sono i principali esponenti di questo gruppo, di cui fanno parte anche: Soninkè, Bambara, Dioula, Bobo, Bozo Busa, Bisa, Kuranko, Toma, ecc.

Questa parentela linguistica non comporta una possibilità di comunicazione diretta, se non tra 3 gruppi: Malinkè (Guinea), Bambara (Mali) e Dioula (Burkina Faso). Questi tre gruppi vengono classificati da storici ed etnografi con il nome “Mandingues” (trad: Mandinghi), parola che rappresenta la francesizzazione della parola “Mandenka” (trad: gente del Mandé). Si pensa che in un primo momento queste tre lingue fossero in realtà una sola e che grazie ad un processo di separazione, da un’unica lingua se ne siano distinte tre. I Dioula, ad esempio, sono noti come commercianti e dunque si può ipotizzare che inizialmente parlassero malinkè e che nel tempo, viaggiando per tutto l’impero, la lingua abbia subito delle modificazioni. (Sory Camara “Gens de la Parole”, Parigi 1992, p. 18, cita M. Houis «Le groupe linguistique mandé», Notes africaines, 1959 numero 82, p.38)

Oggi i Malinkè formano un gruppo di popolazione omogeneo in Guinea (est) e costituiscono delle minoranze importanti nella Repubblica del Senegal (Sud), del Mali (Sud-Est) della Costa d’Avorio (Sud-Ovest). Secondo quanto riportato nel libro “La grande geste du Mali” scritto da Youssouf Tata Cissé, i Malinkè ed i Soninké sarebbero originari di alcuni villaggi posti ad est di Khartoum (Youssouf Tata Cissé ha riportato la parola del griot Wa Kamissoko nel libro intitolato “Le grande geste du Mali”, Parigi 1998, In particolare pag. 199).

Il Mandé rappresentò la cellula madre a partire dalla quale venne fondato l’Impero del Mali grazie all’opera di Sundiata Keità. La dinastia dei Keità (Malinkè) si stabilì in questa regione a partire dall’VIII secolo D.C. Prima di questa data, la dinastia in questione risiedeva nella regione di Wagadu (a nord ovest di Bamako, vicino all’attuale frontiera della Mauritania). Tuttavia è possibile che i Keità non fossero autoctoni della regione. Secondo quanto riporta Youssouf Tata Cissé, infatti, gli antenati dei Keità furono venduti ai Soninkè (etnia conosciuta anche come Sarakollé o Marakà) che abitavano nella sopraccitata regione del Wagadu (Youssouf Tata Cissé, op.cit. pag. 193). Il Wagadu oltre ad essere una regione fu anche un impero i cui territori erano compresi tra la Mauritania ed il Mali, meglio conosciuto come Impero del Ghana.

 Possibili origini della musica del Mandé

Ogni popolo possiede delle abitudini musicali, che tuttavia mutano nel tempo per ragioni riconducibili allo sviluppo del dato culturale e per motivi legati all’incontro di altre culture, sia entro i limiti dello stesso continente sia al di fuori di questi. La porzione di territorio che un tempo si chiamava Mandé, che si è estesa in un secondo momento fino a prendere le dimensioni dell'Impero del Mali, è stata teatro di incontri di diverse culture sia quando i Malinkè hanno cominciato la propria espansione, sia quando questa zona ha conosciuto le invasioni "occidentali".

Dunque nella musica tradizionale si possono trovare numerose caratteristiche riscontrabili in musiche di altre civiltà. Ad esempio sono stati constatati dei legami tra i modi musicali (dorico, frigio, ecc) ed i modi musicali mandinghi (tomora, silaba, etc). L’uso frequente di scale pentatoniche potrebbe far supporre un’influenza asiatica nella musica tradizionale, anche se le civiltà asiatiche sono state ritenute meno espansioniste e colonizzatrici nei confronti dell’Africa rispetto a quelle "occidentali".

Le fonti sulle origini della musica Mandé sono di tipo geografico, storico, archeologico, iconografico, letterario ed orale. In ambito storico ed archeologico sono state scoperte delle figure rupestri, riconducibili all’epoca neolitica, che raffiguravano scene di danze. Sono state trovate anche delle pietre scolpite a forma di strumenti a corde, che fanno pensare a dei liuti. Discipline artistiche come la scultura, la ceramica, l’oreficeria si sono spesso ispirate alla musica e alla danza da cui hanno subito anche delle influenze. Ad esempio tra i Senufò era in uso raffigurare scene di danza o di musica sulle porte dei granai. Tra i Peul la navetta del tessitore aveva la forma del n’goni dei griots. Da un punto di vista letterario, descrizioni di scene legate alla danza o alla musica sono presenti in testi Tuareg, in testi di mercanti arabi ed in quelli degli esploratori europei. Infine la tradizione orale svolge la mansione di custode delle conoscenze riguardanti usi e costumi degli abitanti del Mandé e si occupa di trasferire queste conoscenze da una generazione all’altra (Cfr, Alberto Arecchi, Mamadou Diallo,il liuto e il tamburo, Milano 2000, pp 63-66).