Il balafon

Il Balafon è uno strumento musicale caratteristico dell'Africa Occidentale sub-sahariana: si tratta di uno xilofono generalmente pentatonico, a volte diatonico. I popoli Susu e Malinké sono strettamente legati alla storia ed all'uso di questo strumento, così come il popolo Malinke del Mali, Senegal e Gambia. È composto da una struttura di base in fasce di legno o in bambù in cui, sotto, vengono posizionate orizzontalmente le zucche (calebasse) che fungono da cassa di risonanza, il cui numero può variare ma che generalmente si aggira intorno alla dozzina; a volte le zucche vengono forate e rivestite di sottili membrane che una volte erano costituite da tele di ragno o ali di pipistrello ma attualmente viene moto utilizzata la carta per rivestire il tabacco delle sigarette o da una sottile pellicola di plastica. Al di sopra delle zucche si trovano i tasti, fatti di legno, di forma rettangolare posizionati in maniera decrescente. Quelli più piccoli producono i suoni più acuti. Il numero di tasti varia in base alla dimensione dello strumento. Il balafon diatonico presenta tasti più spessi ma meno larghi proprio perché deve fornire note più alte.

Il nome balafon deriva dalla lingua mandinka (balan è in nome e fo è il verbo suonare). In altre lingue è chiamato bala, balagi, giyl o palaku. La sua caratteristica è che la cassa di risonanza, posta al di sotto di un gruppo di fasce di legno o di bambù, è composta da una serie di zucche svuotate (calabasse) di diverse dimensioni. Le zucche vengono perforate e i fori ricoperti con delle sottili membrane, originariamente con la tela di una particolare specie di ragno o con ali di pipistrello, poi con cartine di sigaretta e solo recentemente con pellicola di plastica. I "tasti", che in alcune zone sono ricavati da un particolare albero che è chiamato "nufiaram" che significa buon suono, vengono poi percossi da bacchette di legno, ricoperte con pelle di capra o caucciù.

Normalmente i balafon sono accordati su scala pentatonica (5 note), sebbene alcuni anche in scala diatonica (7 note). Il balafon è molto simile ad uno strumento della tradizione sud americana, la marimba, tanto che alcuni studiosi fanno risalire lo strumento del nuovo continente all'arrivo degli schiavi africani (per dovere di cronaca, altri studiosi sostengono invece che i due strumenti si siano invece sviluppati indipendentemente nelle rispettive aree).

 Le origini tra storia e leggenda

Fonti storiche risalenti al XII secolo, ovvero durante l'epoca dell'Impero del Mali, fanno datare questo strumento come uno dei più antichi dell'Africa. A partire dal XVII secolo sono invece i viaggiatori europei a descrivere questo strumento. Dopo la scoperta del ferro e dei suoi usi, circa 2500 anni fa, l'organizzazione sociale africana cambiò radicalmente. Molti degli abitanti, da tempo nomadi, divennero sedentari. Si formarono delle caste e tra queste il fabbro, al centro di tutte le attività artigianali, che per ovvie ragioni divenne molto potente. Senza di lui non ci sarebbero armi per la caccia, né attrezzi agricoli, né utensili da cucina. Lui era il maestro del fuoco e del legno. Tradizionalmente era a scolpire il guscio del djembe o le stecche del balafon. Il gesto del balafola è infatti lo stesso di quello del fabbro: il movimento di battere con il bastone sui tasti è lo stesso del martello sull'incudine. Tutto sembra indicare che i primi suonatori di balafon fossero proprio i fabbri. Secondo uno dei miti Mandinga, il primo abitante della Terra sceso dal cielo era un fabbro. Non è certo un caso che il balafon abbia avuto un ruolo importante nella storia dell'adesione al regno del Mali nel XIII secolo. La storia del balafon, cantata e raccontata dagli Jelis per otto secoli, è scritta in un'epopea paragonabile al Mahabharata indiano o al canto dei Nibelunghi in Germania, ed è così avvincente che vale la pena farne un riassunto.

Alla fine del XII secolo Nare Maghann Konate regnava sul paese dei Mande, una regione che all'epoca copriva l'attuale Mali del sud-est e la Guinea settentrionale. Questo re aveva due figli. Il primo, Soundiata Keita, nacque nel 1190 a Niani dalla sua prima moglie ed il secondo Dankaran Touman dalla sua seconda moglie. Quando il re morì fu il secondo figlio Dankaran Touman che, grazie all'appoggio da sua madre, prese il potere al posto di Soundiata suo fratello maggiore e legittimo erede. Soundiata fu costretto all'esilio insieme ad alcuni suoi fedeli seguaci e viaggiò per tutto il paese per stringere alleanze con capi clan.

L'anziano re Nare Maghann Konate poco prima della sua morte, avendo percepito questa situazione, aveva nominato Bala Faseke, figlio del suo stesso jeli, come consigliere di Soundiata. Pensò che grazie al suo senso politico, un giorno avrebbe potuto aiutare quest'ultimo a riprendere il potere che stava per essere usurpato dal fratellastro.

Nel sud del paese c'era un altro regno: Sosso. Questo regno era governato da un re fabbro, Soumaoro Kante. Questo re, animato dal desiderio di grandezza, annetteva i piccoli regni circostanti uno dopo l'altro ed ambiva a conquistare l'intero paese dei Mande per le sue enormi risorse d'oro. Il giovane re Mandingo Dankaran Touman, allarmato dalle ambizioni del suo vicino, mandò il suo Jeli, Bala Faseke alla corte del re Sosso con l'intento di mediare tra i due regni. Ma Soumaoro Kante inaspettatamente lo imprigionò, violando così l'abitudine ancestrale di rispettare il Jeli.

La leggenda vuole che sia stato Soumaoro Kante ad incontrare un giorno i Dondori. Questi gli mostrarono uno strumento che non aveva mai visto prima: il balafon! Soumaoro Kante ne rimase affascinato tanto da voler essere l'unico suonatore di questo fantastico strumento. Nessuno aveva il diritto di toccarlo. Se per caso qualcun altro l'avesse toccato sarebbe stato immediatamente giustiziato. Per sottolineare questa interdizione, disse: "Se anche una mosca atterrerà su di esso, sarà trovata e uccisa".

Un giorno, a dispetto di questa proibizione, Bala Faseke penetrò nella stanza segreta dove era custodito il balafon e cominciò a suonarlo. Anche se fuori a caccia, Soumaoro udì il suono del balafon e tornò a casa in preda alla rabbia con l'intento di uccidere il Jeli, ma Bala Faseke incantò Soumaoro cantando le sue lodi. Suonò con un tale virtuosismo che il re rimase affascinato dalla musica e lo graziò, nominandolo suo Jeli personale.

La guerra tra Soundiata Keita e Soumaoro Kante sembrava inevitabile. Dopo varie battaglie inconcludenti, 1235 videro la battaglia di Kirina. Al mattino, prima dell'inizio delle ostilità, Bala Faseke riuscì a fuggire di nuovo dal suo maestro originale, Soundiata Keita. Grazie al riconquistato sostegno del suo Jeli, Soundiata vinse la guerra e divenne la prima "Mansa", re del Mali. Il suo regno fu l'inizio di un lungo periodo di prosperità per il Mali, che durò dal XIII al XVI secolo. Quello era l'apogeo del balafon! Ogni re o capo villaggio avrebbe il suo Jeli che potrebbe esercitare la sua funzione e sviluppare la sua arte senza cure materiali.

Dopo la sconfitta di Soumaoro Kante, Bala Faseke suonò il balafon durante le grandi cerimonie per lungo tempo. Soundiata lo chiamò Bala Faseke Kouyate. Quello fu il fondamento di una lunga serie di Griot: i Kouyate, che sono ancora i guardiani di questo balafon noto come Sosso-Balafon che si trova a Niagassolo, nel nord della Guinea.

Nel 2004, l'UNESCO ha aggiunto il balafon alla lista del patrimonio mondiale.

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