Gli strumenti musicali del West Africa

In Africa la musica tradizionale è caratterizzata dall'utilizzo di particolari strumenti musicali, spesso prodotti con materiali naturali come zucche, corna, pelli, legno, conchiglie. Oltre agli strumenti musicali in senso proprio, sono presenti una serie di oggetti, che pur non essendo classificabili propriamente come strumenti, vengono di fatto suonati e definiti da queste stesse popolazioni come "strumenti ritmici", come sonagli, pendagli, fischietti, bracciali, conchiglie. Larghissimo uso hanno infine le campane, di diverse dimensioni e materiali.

In queste pagine verranno trattati ed approfonditi gli strumenti musicali tipici dell'Africa occidentale (West Africa) in particolare della zona sub sahariana anticamente popolata dall'impero del Mali (o Impero del Manden) nel periodo compreso fra il 1235 e il 1645, un popolo di etnia mandinka che viveva nella regione fra l'attuale Guinea settentrionale ed il Mali meridionale. Il termine "mandinka" (poi corrotto nel francese mandingue o nell'inglese mandingo, dal quale poi il termine malinkè) deriva dall'unione di manden con il suffisso ka ("popolo"). Il nome "Mali" fu introdotto dai popoli di lingua pulaar che abitavano nelle regioni circostanti (Macina, Tekrur, Fouta Djallon) in seguito alla trasformazione fonetica di mandinke-manden in malinke-mali. Durante questo periodo la musica era tramandata dai griots, antichi detentori della cultura musicale dell'epoca, che tramandavano la loro conoscenza per via orale ai propri discendenti di generazione in generazione. I griots erano abili artigiani nella fabbricazione degli strumenti musicali, che venivano costruiti da loro stessi seguendo i riti dettati dalle loro credenze religiose.

 Gli strumenti musicali

La multietnicità del Mali si riflette anche nel patrimonio musicale, dato da un differente uso di strumenti, dalle diverse tonalità sonore e dalle composizioni che rispecchiano le singole tradizioni. La musica ritma le differenti stagioni dell’essere umano, accompagnandolo nelle molteplici situazioni che incontra dalla nascita alla morte. Il Matrimonio, il raccolto, le cerimonie, l’allevamento, la caccia, la pesca, le transumanze, tutto è raccontato ed accompagnato da melodie che si incuneano nella vita dell’uomo africano. Anche se l’approccio è differente a seconda dell’appartenenza etnica, la musica ne permea l’esistenza. Canti ritmati da un semplice tamburellare di dita sulle calebasse ed accompagnati da strumenti monocorde o rudimentali flauti fino ad elaborate composizioni create con l’ausilio di strumentazione varia ed evoluta. Troviamo così le melodie solitarie dei Peulh, popolo nomade, che servono ad allontanare la solitudine. La coralità Bambarà. I Bobo, che seguono i ritmi frenetici delle coreografie con l’uso di strumenti a percussione, tamburi e balafon. Fischietti e campanacci che fanno da sfondo alle cerimonie funebri impersonate dalle maschere Dogon. Il ritmo ipnotico del “imzad”, il violino monocorda tra i Songhai ed i Bellàh che iniziano riti nella brousse o nella tradizione “tamasheq" dei Touareg, quando accolgono i geni dell’acqua. La cosa diviene artisticamente più sofisticata con l’ingresso dei “griot”, i cantastorie che accompagnano il loro canto al suono della kora. I suonatori creano sonorità energiche, ricche di vibrazioni avvolgenti o intimiste, a seconda che si tratti di cerimonie festose o riti sacri.

Individuare l’esatta origine dell’uso di alcuni strumenti non è così semplice. La colonizzazione e la successiva nascita degli stati-nazione africani hanno alterato gli originari confini territoriali, rendendo difficile stabilire la loro precisa localizzazione. inoltre, molti racconti orali lasciano supporre che, in tempi remoti, solo ad una minoranza di “iniziati” fosse permesso di apprendere l’arte del suono. Se a quanto detto sommiamo il fatto che alcuni strumenti cambiano denominazione a seconda del villaggi in cui vengono usati, la loro origine si complica. Accontentiamoci dunque di sapere che alcuni di questi esistono e sono stati utilizzati magistralmente da etnie che successivamente hanno sviluppato, grazie al loro uso, una sensibilità ritmica ed artistica di elevata fattezza.

A tal proposito, raggruppando gli strumenti in tre categorie differenti, potremo dare uno sguardo alla panoramica strumentale utilizzata non solo in Mali ma nell’intera Africa Nera.

 Membrafoni

I Membranofoni sono tutti i tipi di tamburi (cilindrici, tronco conici, a botte, a calice, a clessidra ecc.) e si basano sulla messa in vibrazione per frizione, percussione, pizzico o pressione di membrane soggette a tensione mediante tiranti. Tali membrane sono in gran parte costituite da pelli animali. Prendono nomi diversi a seconda delle forme e delle zone: il Djembè ha una struttura che ha forma di calice, sull’imbocco maggiore è tesa una pelle. Il Tama, strumento ascellare a forma di clessidra, con due pelli tese sugli imbocchi alle due estremità, il cui suono, modulato dall’ascella stessa del musicista, è ottenuto mediante un bastone ricurvo. Il Bala-Bala, usato da Bobo, Senufo e Bambara, la cui cassa armonica non è altro che una grossa mezza zucca vuota (Calebasse). L’Atumpan è un tamburo Ashanti, la Darabukka è un tamburo arabo a calice, il Dundun è un tamburo cilindrico di origine Nigeriana, il Sabar è un tamburo a calice monopelle originario del Wolof del Senegal

Il Tama, anche se non molto usato nel Mali, merita un approfondimento. Viene chiamato anche "tamburo parlante" ed è usato prevalentemente dai "griot”. Il suonatore tiene il tamburo sulla spalla e lo colpisce con una singola bacchetta, usando l'altra mano per agire sulle corde che tengono tesa la membrana, tesandandole o lasciandole per modificare il tono prodotto dallo strumento. I musicisti più abili riescono a produrre modulazioni che ricordano quelle della voce umana, specialmente con riferimento ai linguaggi tonali di alcune zone dell'Africa. Alcuni musicisti hanno raffinato questa tecnica al punto che con il tamburo riescono a riprodurre frasi e nomi di persone.

 Cordofoni

I cordofoni producono il suono per la messa in vibrazione di una o più corde tese tra due punti fissi. Il più semplice è l'arco sonoro (Ekibulenge per i Nande del Congo-Zaire), derivato direttamente dall'arco con il quale comunemente si scagliano le frecce. Le corde possono essere sfregate con un archetto, pizzicate, premute o percosse. I cordofoni comprendono arpe (enanga), cetre (o arpe-cetre come il mvet del Gabon e del Camerun), lire e liuti. La Kora è lo strumento principale dei cantastorie (griot) della cultura Mandingo (Senegal, Mali, Guinea, Gambia): la cassa di risonanza è ricavata da una zucca su cui è tesa una pelle di vacca e sul suo manico di legno sono tese ben 21 corde.

 Idiofoni

Negli idiofoni viene messo in vibrazione il materiale stesso con cui lo strumento è costruito (per esempio, legno o metallo). Possono essere sollecitati per sfregamento, percussione, pizzico, pressione, frizione, raschiamento. I più noti idiofoni sono i Sanza (o ‘mbira) costituiti da lamelle metalliche o vegetali, il Balafon, xilofono tipico dell’Africa occidentale, i Grageb, campane e sonagli per gli Gnawa del Marocco e shaqshaq in Algeria.
 


Si è accennato ai “griot”, varrebbe la pena dedicare qualche riga d’approfondimento a questo personaggio, che nella tradizione orale, così come gli anziani dei villaggi, potrebbe essere considerato come una biblioteca vivente. Prevalentemente di sesso maschile, ma uomo o donna che sia poco importa, è una figura presente in tutta l’Africa occidentale. Il termine “griot” starebbe a significare “signore della parola” . La sua immancabile presenza a funerali, matrimoni, cerimonie di sacrificio, riti di circoncisione, fa si che la testimonianza dell’accaduto possa continuare a vivere. È un cantastorie, un “libro vivente” dove vengono appuntati fatti e cronache di storia vissuta. Elemento indispensabile nella cultura locale, passa da villaggio a villaggio raccontando e tramandando avvenimenti di fatti accaduti realmente o racconti leggendari. Si racconta che quando muore un griot è come se una biblioteca andasse a fuoco. Per un approfondimento vi invitiamo a visitare la sezione Storia di questo sito.